In attesa di occupazione © Comugnero Silvana - Fotolia.com

La diffusione dei dati sul lavoro in Italia

by • 4 Giugno 2012 • LavoroComments (0)773

di Stefano Greco


 

In attesa di occupazione © Comugnero Silvana - Fotolia.comSono usciti i rapporti Istat sullo stato del lavoro in Italia (e se posso ne vorrei anche uno sullo stato dei lavori in Italia, a giudicare dalla lentezza con cui alcuni cantieri sul territorio procedono, ma questo è un altro discorso…) e vorrei riflettere su alcuni aspetti di come questi dati vengono diffusi dai principali canali di informazione.

In collaborazione con Density design e miei compagni del Politecnico di Milano avevo già affrontato l’argomento nel 2010 con un’analisi infografica sui dati inerenti occupazione, disoccupazione e inattività facendo un focus sulla popolazione statisticamente rilevabile tra i 15-34 anni. Per approfondire date un’occhiata all’infografica pubblicata oggi, oppure all’articolo originale su behance.net.

Ora, riprendendo in mano il topic con i dati di quest’anno, non posso che tornare sulle medesime conclusioni cui eravamo giunti e riassunte in questo video.

I dati diffusi dai giornali sono naturalmente veritieri, senz’altro restituiscono l’immagine di un Paese in grave condizione, ma non permettono al cittadino di prendere visione di un panorama ben più complesso.

Il tasso di disoccupazione oggi è del 10,2%

Un dato di questo tipo fa subito pensare a qualcosa di estremamente negativo, specialmente se ti dicono che aumenterà. Questo panico diffuso però è frutto di una sufficiente disinformazione del popolo italiano.
Il disoccupato, statisticamente, non è altri che un individuo che ha terminato un percorso di studi e sta cercando la prima occupazione, oppure una persona che ha perso il proprio posto di lavoro e ne sta cercando uno nuovo. Insomma chiunque sia un job seeker attivo.
Non a caso l’indennità di disoccupazione viene concessa (ufficialmente) a chi sta cercando lavoro.

La disoccupazione è di per sé un fattore positivo per un Paese, significa che vi è presenza di nuova forza lavoro che andrà a sostituire quella che si sta ritirando, oppure una forza lavoro che andrà a inserirsi in quelle occupazioni “moderne” che uomini di mezza età non possono coprire perché non competenti.

Se la società scoppia, è chiaro che la disoccupazione diventa ingombrante e genera disordine.

Non generandosi nuovo lavoro, tutti i giovani in cerca non trovano sbocchi, e si ammassano sommandosi a quelli degli anni accademici che verranno.

lente di ingrandimento sui dati

Analizzare i dati in modo completo

Bisognerebbe analizzare non tanto quanti sono gli attori in scena, ma perché non c’è la scena lavorativa stessa.

Dove sbaglia il Paese? In quali mercati dovrebbe investire, a costo di sacrifici, per risollevarsi, quante persone sono attaccate alla poltrona e non vogliono andarsene? (E guardate che non parlo sempre delle solite poltrone: quanti dei vostri padri in pensione pagherebbero per tornare a lavorare? Persone innamorate del proprio ufficio perché in esso si sentono utili, ci hanno investito una vita, non hanno altro che il lavoro, a casa si sentirebbero vecchi.)

Se possiamo aprire una vena polemica vorrei ricordare come precendenti governi hanno fatto spesso leva sul calo della disoccupazione. Un vero successo.

Già, peccato che gli italiani usufruendo di dati frammentari e incompleti cantino vittoria molto precocemente. Se la disoccupazione cala a fronte di un aumento dell’occupazione siamo tutti d’accordo. Ma se invece ad aumentare è l’inattività (in età lavorativa) allora bisogna fare qualche considerazione, ovvero valutare quante persone sono diventate non più statisticamente rilevabili.
I motivi sono vari: perché hanno rinunciato a cercare lavoro per disperazione, perché sono andati all’estero, perché sono ricchi (non è una battuta) e quindi non hanno bisogno di lavorare, o, il dramma finale, lavorano in nero quindi pur essendo occupati, non vengono statisticamente rilevati per ovvi motivi e quindi diventano inattivi.

Se aumenta l’inattività in età lavorativa un Paese è veramente rovinato. In Italia non c’è ricambio, gli anziani sono costretti a lavorare fino al letto di morte e il giovane attende troppo tempo prima di potersi inserire. C’è frustrazione, preoccupazione.

I giornali parlano solo dell’inattività in età non-lavorativa. Se diminuisce vuol dire che muoiono gli anziani e non stanno nascendo più bambini. Se aumenta significa l’esatto opposto. Gli anziani percepiscono una pensione che hanno versato in gioventù, ma sta mancando sempre più la controparte lavorativa che versa nuovi contributi nelle casse previdenziali. Un Paese è una bilancia perfetta di condizioni e situazioni che ne determinano il benessere, e tramite una corretta comunicazione dei dati in merito si può diffondere la consapevolezza nelle persone di un reale stato delle cose. Questo in ogni ambito, non solo in economia e politica.

Approfondimenti

Dati Istat – istat.it/it/archivio/lavoro.

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