Diritto&Fotografia, intervista a Massimo Stefanutti e Vietato! I limiti che cambiano la fotografia

by • 13 Giugno 2012 • Focus, Fotografia, Interviste, Protagonisti, Social e dintorniComments (1)999

www.massimostefanutti.it

Abbiamo incontrato l’avvocato Massimo Stefanutti in occasione della mostra Vietato! I limiti che cambiano la fotografia presso il circolo Officine Fotografiche di Roma.

A cura di Valeria Jannetti

Come è stato inserito nel progetto Vietato!, come ci si è ritrovato?

Benissimo! Ci son capitato perché Giorgio Caproni mi ha telefonato e in due ore mi ha chiesto di seguire e realizzare una presentazione di diritto su queste cose. Io ho detto: “ARGH! dammi 24 ore…”
Questo in realtà è un tema di cui io mi ero ampiamente occupato.

Lei si occupa di diritto della fotografia da quanto?

Da 6 o 7 anni ormai. Io sono anche fotografo, sono un fotografo stenopeico, faccio solo foto con lo stenopeico, il mio sito è metà sul diritto della fotografia e metà sulle mie foto. Da trenta e più anni mi occupo di fotografia ed a un certo punto, per quanto riguarda la specializzazione, sono andato verso il diritto della fotografia e la proprietà intellettuale.

Quale è stata la sua causa “preferita”, quella che si ricorda o quella di cui va più fiero?

Quella che non è diventata causa. Cerco sempre di non andare in causa e di risolvere il problema prima. Perché andare in causa, in Italia, è una cosa molto delicata e spesso non c’è una cultura del diritto della fotografia, che presuppone una cultura sulla fotografia in generale. Quindi, trovarsi a spiegare ad un giudice certi argomenti che sono meta-fotografici e meta-giuridici è un’impresa.
Spesso far riuscire a capire certe cose è un’impresa. Qualche causa adesso ce l’ho e una in particola speriamo vada bene, nella quale ritengo di aver ragione, forse anche negando qualche cosa che dico!

Prima si parlava delle immagini nei social network.
In realtà, le foto che vanno su Facebook diventano di Facebook

Questa è una grande verità che pochi sanno. Tutti i contenuti intellettuali che vanno su Facebook sono di Facebook, che ne può fare quello che vuole, anche la pubblicità, negli Stati Uniti, per vendere i detersivi.

Quindi Facebook può vendere ad altri le immagini che gli utenti caricano?

Assolutamente si. Se guardate sulle condizioni di utilizzo di Facebook, a Facebook gli si dà tutto, Facebook diventa proprietario di tutto, anche uno scritto, una poesia, qualunque cosa, e Facebook può farci quello che vuole. Idem Twitter.

Anche Twitter!

Si, anche Twitter. Per Twitter è lo stesso discorso.

Ci sono, che lei sappia, a livello mondiale, qualche causa già partita, oppure nessuno tocca Facebook?

Non è che nessuno tocchi Facebook. Io per esempio non ci sono su Facebook, e mai mi sognerei di mettere qualcosa su un social network. Se mai dovessi, lo farei in network come Celeste Network, che è un bellissimo network di artisti, professionisti che lavorano con l’arte, italiano ed inglese, dove dicono che possono usare le cose degli utenti solo ed esclusivamente per farsi pubblicità, ma non c’è la cessione. Cause con Facebook non ce ne sono, e il problema è che nessuno legge le condizioni di utilizzo.

Quindi il modo migliore per comportarsi su Internet? Non esserci?

No, no, purtroppo Internet, con la sua transnazionalità è un grande mare, tu metti un contenuto su internet e ne perdi completamente il controllo. Tutti credono che mettendo dei contenuti, siccome sono gratis, si possono anche poi prendere e copiare: non è vero! Il diritto d’autore vale sempre, a qualunque livello.

E sui giornali che non mettono i crediti fotografici?

Potrebbero essere perseguibili. Di questioni ne ho. Quando si trovano prodotti propri senza firma sui giornali, tu gli scrivi e gli dici: “Voglio TOT, perché tu non hai messo i crediti” e loro devono darti i soldi (non gioite, miei cari professionisti: se le foto le pagano, e non mettono i crediti, non vale! Ndr).

E per quanto riguarda le foto prese dai social network e pubblicate?

Non si potrebbe fare. Però si fa. Anche questa è una violazione d’autore!

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