Campagna per la libertà di stampa nel mondo

by • 4 Maggio 2012 • Advertising, Comunicazione, FocusComments (1)1214

Giornata mondiale per la libertà di stampa.

Inizia così l’articolo dedicato alla campagna lanciata dall’Associazione mondiale per la libertà di stampa (Wan-Ifra), patrocinata dall’Unesco che scopro oggi su alcuni siti di informazione.
Una campagna dal linguaggio semplice (troppo semplice?) per puntare i riflettori (o almeno per provarci) sulla libertà di stampa e sul sacrificio costante che essa richiede.

I più dimenticheranno presto la campagna e la strage di giornalisti (e operatori video) che, quotidianamente, va avanti da tempo. Qualche nome famoso? Ilaria Alpi, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, per citare “i nostri” oppure Anna Politkovskaja, un caso internazionale tra gli innumerevoli disponibili.

A giudicare dall’elenco (uno dei tanti è contenuti in questo “memoriale” online ) in continuo, triste aggiornamento, ci si rende conto dell’ecatombe gradita a poteri forti, regimi e criminali vari.

Giornalisti in trincea, soldati dell’informazione.
Una guerra che la maggior parte di noi ignora. Sangue che scorre e che, forse, avrebbe meritato una forza espositiva diversa.

Il mio “graffio” va dunque alla scelta dei soggetti che, si, forse, sono alla portata di tutti (lo sono davvero?) ma non lasciano certo il segno.
Se si parla di comunicazione sociale credo sia fondamentale comunicare tracciando un solco, graffiando l’anima.

Un esempio, per comprendere meglio il mio punto di vista, è il tema che nasce dal confronto – che di tanto in tanto si discute online – paragonando il “linguaggio” di campagne nazionali soft ad altre sparse per il mondo che, sembra, dotati di concept più forti sortiscono un effetto diverso.

In questo caso l’Italia non è chiamata in causa ma l’esempio è calzante e questa campagna ha per me il sapore di un messaggio retorico partorito in fretta. Un modo facile facile per “partecipare” alla festa senza essersi preoccupati di indossare il vestito adatto.

Va meglio con il film, capace di creare emozione con le sue forti immagini-verità.
Forti, esatto.

[youtube width=”630″ height=”450″]http://www.youtube.com/watch?v=KDUZIf0Mj74[/youtube]

Partecipando ad alcune realtà associative nazionali ho sempre lamentato il tono soft della comunicazione generale, sostenendo che le immagini “forti” siano le uniche che rimangono nella nostra memoria.

Qualche esempio, forte un po’ “tirato”, per vincere “facile”.

  • Una bambina nuda che scappa piangendo mentre piovono bombe al napalm.
  • Torri gemelle che crollano
  • Una donna pakistana sfregiata con l’acido
  • Un presidente colpito in auto da un cecchino durante una parata
  • Una bandiera rossa e una stella dietro un uomo politico condannato a morte
  • Un muro d’acqua che investe il mondo.

Scene scolpite nella memoria storica.
Ma è davvero la “storia” che interessa al pubblico? Oppure esso brama emozioni sempre nuove, coinvolgenti e dirette?

Ecco. La mia idea della comunicazione sociale è questa. Soddisfare quella richiesta con un pugno allo stomaco. La versione ideologica dello tsunami necessario.

Tutto il resto è solo “pubblicità”.

Peccato, un’occasione persa.

 

 

[ Credits expression-me.com ]

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