Quanto glielo faccio pagare? Il listino prezzi nell’era post-Assap

by • 23 Marzo 2012 • Focus, Lavoro, RisorseComments (0)6544

Nel 1996 Assap, e cioè quella che oggi viene chiamata AssoComunicazione, pubblicava per l’ultima volta un listino prezzi per le agenzie di pubblicità. Da allora l’Antitrust non ha più consentito che le aziende del nostro settore potessero accordarsi sulle tariffe. Nonostante questo il listino del 1996 è sempre stato considerato da molti, sia dai freelance sia dalle agenzie, un punto di partenza per stabilire i prezzi da richiedere ai clienti.

Così esordisce la figura di Donald Draper nel suo famigerato blog Bad Avenue. E tocca un tema caro a molti, soprattutto a chi si affaccia come professionista nel mondo della comunicazione e non sa bene come muoversi.

In passato ho sempre guardato con sospetto il listino Assap (di cui tutti della passata generazione conserviamo una copia, in polverose fotocopie e nascosta in qualche cassetto). Prezzi troppo alti, improponibili per il mercato dei freelance e spesso anche per quello delle piccole e medie agenzie.
Poi, dopo l’11 settembre e con le prime avvisaglie di crisi, ricordo che alcune agenzie lo adottavano come punto di riferimento ma togliendo un buon 30% dalle cifre suggerite.

Nonostante le mie diffidenze, nel corso degli anni ho imparato ad apprezzarlo: il “punto di partenza per stabilire i prezzi da richiedere ai clienti” e soprattutto la linea di confine sotto la quale non scendere mai per non deprezzarsi o uccidere il mercato.
Per questo, e a maggior ragione, apprezzo il lavoro che sta facendo il nostro misterioso amico nel ridefinire le tariffe; e per questo motivo vorrei suggerirlo a tutte le nuove leve: per utilizzarlo al meglio per uniformare il mercato, creare una sana concorrenza e per evitare che la nostra professione venga valutata “un tot al chilo”.

 

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[ foto © Monkey Business – Fotolia.com ]
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