Ritorno a casa

by • 3 Febbraio 2012 • AdvertisingComments (0)1827

Fine 1984. Un uomo con cappello e cappotto scende da un treno. La stazione è deserta, solo fumo e lo sguardo suadente di una donna vestita di rosso.
Sale in auto, percorre paesaggi splendidi e arriva in un bellissimo casale. Entra in soggiorno e trova persone riunite per festeggiare.
Attira l’attenzione della moglie mostrandole una scatola di spaghetti, che addenta scherzosamente. Lei scoppia in un sorriso e si scherma il viso con la mano.
Una voce femminile e rassicurante recita «Dove c’è Barilla, c’è casa».

E’ lo spot che apre una delle pagine più belle della pubblicità italiana, il ciclo del ritorno a casa Barilla.
I due minuti della pubblicità del treno sono anche il manifesto della serie di spot che seguiranno fino al 1992. Tutti centrati su un concetto, la casa. Tutti che si snodano sulla stessa antinomia del dentro/fuori.

 

Fuori c’è separazione e mistero, dentro c’è intesa e intimità. Fuori c’è lontananza e timore, dentro c’è legame e condivisione. Fuori c’è simulazione, durezza e imperfezione, dentro c’è verità, calore e indulgenza.
Gavino Sanna, Roberto Fiamenghi, Andrea Concato e il team di Young & Rubicam dipingono immagini indelebili, rimaste nella memoria di milioni di italiani. Hymne di Vangelis fa il resto.
Il risultato è un patrimonio di emozioni che costruisce la fortuna della marca.

Già, la casa. E’ consueto incontrarla in pubblicità. Ma come sempre è il come a fare la differenza.

Diceva Bill Bernach: ‘Non è solamente quello che dite che smuove la gente. E’ il modo in cui lo dite che farà guardare, ascoltare e crederci. E se non ci riuscite, avrete sprecato tutto il lavoro, l’intelligenza e l’abilità impiegate nello scoprire che cosa si doveva dire.’

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