Il processo generativo del progetto artistico: workshop con Silvia Camporesi

by • 3 Novembre 2011 • Fotografia, RisorseComments (0)1231

Non uno spot, ma una cronaca postuma di un’esperienza artistica a cui ho partecipato lo scorso week end.
Vi siete mai chiesti come nascono le idee? E soprattutto, come si decreta il momento in cui abbiamo realizzato un’opera d’arte?
Tranquilli non ho alcuna velleità, anzi penso che le mie foto siano abbastanza modeste, ma avevo voglia di confrontarmi con un’artista fotografa per capire e fare mio il suo modo di concepire e realizzare un progetto artistico.

Quante volte di fronte ad una foto, ad una scultura, ad un quadro, con occhi vacui guardiamo l’opera senza capirne il reale significato o ci capita di pensare “Questa avrei potuto farla io (anzi forse l’avrei fatta anche meglio!)” ?
Silvia (Silvia Camporesi, classe 73) ha iniziato il suo workshop ponendoci proprio queste domande.
La prima cosa che ho capito è che se da ora in poi voglio approfondire il lavoro di un artista mi devo almeno documentare prima!

Ma andiamo con ordine. Anzi, partiamo proprio dalla fine, da cosa questo workshop mi ha regalato. Innanzi tutto la scoperta del centro fotografico di Bologna, lo Spazio Labò, molto attrezzato e ricco di iniziative stimolanti. Secondo la possibilità di confrontarmi e condividere con fotografi “veri” questa esperienza e terzo capire che il “metodo Camporesi” posso applicarlo a molti campi oltre a quello della fotografia.

Silvia ci ha guidati in un percorso di scoperta del processo generativo delle opere d’arte, partendo da alcuni lavori di fotografi più o meno contemporanei (Gursky, Calle, Leonard, Fontcuberta, Fuss e Wall, per citarne solo alcuni).
Trasformandoci in piccoli critici d’arte abbiamo analizzato le opere e abbiamo cercato di capire il progetto che sta dietro ad ogni singolo scatto.

Dopo questa carrellata di opere e progetti, ci siamo focalizzati sui nostri, su ciò che noi avremmo voluto realizzare; per questo domenica mattina ci siamo presentati al cospetto della maestra, Silvia Camporesi, per raccontarle il nostro progetto e capire se poteva valere la pena realizzarlo.
I momenti che sono susseguiti all’esposizione della mia idea risultano confusi; so che ho iniziato a lavorare alle ore 10 e ho finito alle 18, ora conclusiva del workshop.
Il modus operandi che Silvia ci ha spiegato e cercato di trasmettere è allo stesso tempo semplice e molto impegnativo: le regole sono poche e chiare; seguirle diventa fondamentale se si vuole raggiungere il risultato.

Ho cercato di sintetizzare il “metodo Camporesi” in 10 punti:

  1. far affluire le idee sotterranee (sogni ricorrenti, idee, parole, suoni). Tutto, in questa fase, è necessario e può essere materiale plasmabile per arrivare all’idea finale.
  2. individuare una parola chiave che caratterizzerà il processo e cercarne il significato etimologico. Prendere in considerazione tutti i significati di una parola può dare risvolti inaspettati al percorso generativo.
  3. farsi contaminare da altri mondi : raccogliere tutti gli spunti possibili da libri, film, altre opere d’arte.
  4. (avere con se sempre un oggetto fotografico. Basta anche la fotocamera del cellulare. Questo sarà utile per raccogliere spunti fotografici estemporanei).
  5. condividere la propria idea con persone fidate da cui ricevere spunti e suggerimenti.
  6. innaugurare il “quaderno d’artista”. Avere sempre con se un quaderno su cui fermare le idee, disegnare concetti, immaginare la propria opera d’arte.
  7. dotarsi di una serie di regole di lavoro dalle quali non si potrà prescindere.
  8.  creare una griglia di produzione, dove andremo ad indicare titolo, soggetto,accessori, note,i tempi di realizzazione del nostro progetto artistico
  9. definire supporto e stampa
  10. individuare concorsi, gallerie, persone che potrebbero essere interessati ad esporre le nostre opere d’arte.

La foto che accompagna l’articolo è mia, fatta con l’iphone in modo abbozzato. Rappresenta i nostri quaderni d’autore, 9 idee che hanno iniziato a prendere forma alla fine di quella domenica pomeriggio.
Sono uscita dal workshop, modificando la sensazione di essere troppo pigra e troppo poco meticolosa per trasformarmi in un’artista.

Non so quanto tempo impiegherò a realizzare la mia opera d’arte, ma sono sicura che questo metodo mi sarà utile, non solo per le mie fotografie ma anche in altri ambiti della mia vita. Esplorare tutte le possibilità per canalizzarle, attraverso il processo di selezione, in un risultato unico diventa un piacevole processo di arricchimento personale.

Scommettiamo che piacerà anche a voi?

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