Il peso delle riunioni: metodi di sopravvivenza

by • 13 Maggio 2011 • Lavoro, Libri, RisorseComments (2)1179

Ho capito che non sono una persona importante, perchè non ho una segretaria personale che tratta male tutti quelli che mi cercano.
Ho capito che non sono una persona importante, perchè non passo tutte le mie giornate in riunione.
Ho capito che non sono una persona importante perchè non ho una segretaria che dice che sono in riunione.
E meno male aggiungo io, quasi sono orgogliosa di me per questo.
Ho ancora il brutto vizio di rispondere ad ogni mail o chiamata che ricevo e per fortuna devo partecipare a pochissime riunioni l’anno.

Diciamocelo, ormai l’essere in riunione, più che un’attività lavorativa è uno status symbol. Ogni pretesto è buono per dire “scusa, ti chiamo dopo, sai … sto entrando in riunione” e magari stai andando solo all’incontro dei genitori della scuola di calcio, alla riunione annuale di condominio o stai semplicemente parlando con un collega dei progetti che avete in corso.
Dire che si è in riunione in questo trend lavorativo fa figo.

Poi ci sono quelli che alle riunioni ci devono andare per forza (e devono rimanere fino in fondo!)  Quanto non li invidio.
Non esiste, infatti, realtà che sappia organizzare riunioni efficaci, che rispetti le tempistiche definite e che, soprattutto, faccia seguire alle parole spese fatti concreti.
I punti nell’ordine del giorno non vengono mai rispettati, ne tanto meno diffusi prima della riunione  spesso, soprattutto nelle grandi realtà, le persone sono convocate a caso, tanto per far numero.
Quando va bene, i punti che dovevano essere discussi vengono posticipati alla volta successiva.

Nell’era della socialità spinta in cui viviamo, credo si possano trovare modalità per condividere  le informazioni e per prendere decisioni in modo snello e semplificato.
Ma queste sono solo supposizioni.
Le prove, invece, si trovano in un libro che vi consiglio vivamente, che arriva dall’America ed è datato 2001.
Il titolo in italiano suona più o meno così “Perchè il lavoro fa schifo e come migliorarlo”, mentre nel titolo originale racchiude la ricetta segreta: “Why work sucks and how to fix it. No schedules, no meetings, no joke – the simple change that can make your job terrific”.

Il libro si legge benissimo, è ricco di spunti anche se non è illuminante (nel senso che descrive un modello, il Rowe , che le due autrici Cali Ressler e Jody Thompson hanno inventato). Non voglio anticiparvi altro. Vi scrivo solo due cose, l’incipit del libro e una delle regole che compongono il decalogo del ROWE:

Questo libro si basa su un concetto semplice: quando parliamo di lavoro, i nostri punti fermi (40 ore settimanali, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 6) sono sorpassati e assurdi. Ogni giorno la gente va a lavorare e spreca il proprio tempo…

Tutte le riunioni sono facoltative” ….

Penso che potremmo migliorare il nostro lavoro abolendo le riunioni e utilizzando al meglio i tempi lavorativi (ma su questo ci torneremo).
Che ne pensate?  Siete d’accordo?

[ photo credits ]
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2 Responses to Il peso delle riunioni: metodi di sopravvivenza

  1. Damiano Bordignon ha detto:

    E’ verissimo. La ‘riunione di lavoro’ troppe volte significa ‘Perdita di tempo’ a causa dell’incapacità di gestione del tempo e di stabilire le priorità. attendo i successivi sviluppi di questo argomento

  2. Giovanna Coppini ha detto:

    Damiano grazie per i complimenti! Per me il fattore tempo è quasi un tarlo, per cui sicuramente ci tornerò sopra … chiaramente se hai dubbi, domande o curiosità … fammi sapere!

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