Free Software al femminile

by • 8 Marzo 2011 • Progetti, ProtagonistiComments (0)851

Oggi, 8 marzo 2011, è una di quelle giornate in cui scivolare nel luogo comune, nel già detto, nella riproposizione di atavici rancori è il modo più stupido per banalizzare e perpetrare gli stereotipi di genere.

Oggi, 8 marzo 2011, è una di quelle giornate in cui mi va di pensare alle donne che lavorano in contesti professionali prettamente maschili e che devono faticare il doppio per ottenere riconoscibilità.

Oggi, 8 marzo 2011, voglio parlare delle donne che operano in ambienti aperti e dinamici come il free software e l’open source.
L’ambiente FLOSS (Free/Libre and Open Source Software) pur facendosi portavoce da sempre di nuovi modelli di organizzazione decentrati, indipendenti dinamici, flessibili e collaborativi, rivela un numero molto scarso di presenze femminili.

In un sistema socio-culturale che da sempre direziona le donne verso studi umanistici e in cui la cattiva comunicazione non fa che amplificare la riproposizione degli stereotipi, il numero delle donne con conoscenze informatiche sarà sempre oggettivamente molto basso e questo si ripercuoterà anche sulla qualità dei progetti innovativi.
Ancora una volta ci tocca sbattere contro lo spettro di modelli culturali che continuano riproporre luoghi comuni e false credenze causando l’immobilità sociale di cui soffre il nostro paese e che lo condannano a un’arretratezza su tutti i livelli.
Fortunatamente il termine emancipazione col suo carico di significati anacronistici  e le sue rivendicazioni di stampo femminista risulta desueto rispetto a valori quali dignità, differenza e dialogo.

E proprio su questi valori le donne del FLOSS hanno creato comunità aperte, virali e contagiose. Si sono predisposte al dialogo con i loro colleghi uomini e hanno creato territori di confronto in cui incoraggiare la partecipazione femminile al mondo del free software.
In Italia recentemente è nata la community Donne@softwareLibero, una mailing list ed un wiki che raccolgono idee e contenuti per le donne che vogliono dare un contributo tecnico al progetto e in cui organizzare conferenze e promozioni sulle idee e sui progetti rivolte ad un pubblico femminile.
Il gruppo di Ubuntu Women messo su da Silvia Bindelli e Flavia Weisghizzi è invece un punto di incontro per le utenti italiane di Ubuntu e una struttura che si propone di creare un dialogo anche con le istituzioni che si occupano di tematiche femminili.

Le iniziative di cui si fanno promotrici le donne di questi gruppi esprimono al meglio quanto la diversità sia percepita come una risorsa che può dare una spinta propulsiva all’espansione di processi innovativi

Finchè continueremo a parlare in termini di differenziazione piuttosto che di comunione e collaborazione, si riproporranno ruoli sociali obsoleti e polverosi.
Quando la comunicazione comincerà a snodarsi lungo i sentieri del dialogo e del confronto sui contenuti, si potrà attribuire valore alla conoscenza, perché nella società della conoscenza la formula vincente è meno competizione e più collaborazione tra i generi.

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