Emoticon analogiche

by • 21 Marzo 2011 • Nuovi MediaComments (1)73

E fu così che un bel giorno nelle agenzie di pubblicità tradizionali, gli art director e i copywriter scoprirono le emoticon.
Non che non sapessero che esistono, questo mai! È impensabile pensare che gente che usava cc:Mail già nei primi anni ’90 non abbia mai letto o scritto una mail con una faccina.

Quello che è successo è che le suddette faccine venissero sdoganate a tal punto da diventare soggetti pubblicitari, vuoi per la loro capacità di sintesi, vuoi per quell’essere head che transusta in visual o vuoi soprattutto perché sono così contemporanee e innovative.

 

 

Ecco, il problema non è decidere se il titolo C4=:-) sia corretto o meno con quella emoticon che ricorda uno sorridente con i capelli lisci e diritti come se avesse preso la scossa o se la faccina :)) nell’annuncio Telecom sia ridondante e rovini il visual. Il problema è che le faccine non sono contemporanee e innovative, le faccine sono quotidiane e non c’è nulla di creativo e moderno a usarle in pubblicità.

Ma negli ultimi 10 anni la maggior parte degli art e dei copy impegnati nella pubblicità analogica hanno continuato a vivere come quel soldato giapponese che è rimasto nascosto per 30 anni nell’isola senza sapere che la guerra era finita!

Nel frattempo nel resto del mondo succede che AUDI inserisce l’hashtag #ProgressIs nello spot per il Super Bowl, Google pianifica una campagna televisiva e il like su Facebook viene messo con la sola imposizione delle mani e di un braccialetto con un RFID all’interno.

E in Giappone molti spot terminano con l’invito a trovare ulteriori informazioni su un motore di ricerca ;-)

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