150 anni di grafica italiana in 15 nomi

by • 18 marzo 2011 • Design, Personaggi, ProtagonistiComments (11)28610

Sintetizzare 150 anni di grafica italiana in 15 nomi non è stato facile, non per trovare i nomi, ma per mettere d’accordo un po’ tutti. Con l’aiuto di Gianni Latino, docente di Graphic Design all’Accademia Belle Arti di Catania, ci abbiamo provato.

La scelta è caduta su quindici grafici che hanno avuto riconoscimenti nazionali ed internazionali e che con il loro lavoro progettuale, la sperimentazione e la ricerca hanno esportato il made in Italy nel mondo.
Eccoli in rigoroso ordine alfabetico.


1.

Studio Boggeri (1933-1981)

La nascita della grafica moderna italiana si deve fondamentalmente a Antonio Boggeri (1900-1989), che dopo aver approfondito le sue conoscenze nel fotomontaggio con l’esperienza acquisita presso la stamperia Alfieri & Lacroix, e prendendo come punto di riferimento i modelli offerti dal Bauhaus, nel 1933 a Milano in via Borghetto, 5 aprì lo Studio Boggeri.

Hanno collaborato con lo Studio Boggeri grafici che hanno contribuito allo sviluppo della grafica in italia ed Internazionale: Walter Ballmer, Kathe Bernhardt, Ezio Bonini, Aldo Calabresi, Erberto Carboni, Fortunato Depero, Roby D’Silva, Adolf Fluvkinger, Fritz Fricher, Paolo Garretto, Giovanna Graf, Franco Grignani, Jeanne Grignani, Honegger-Lavater, Max Huber, Giancarlo Iliprandi, Lora Lamm, Arnaud Maggs, Enzo Mari, René Martinelli, Armando Milani, Bruno Monguzzi, Theresa Moli, Bruno Munari, Reno Muratore, Till Neuburg, Marcello Nizzoli, Bob Noorda, Hazy Osterwalder, Hansheidi Pidoux, Imre Reiner, Riccardo Ricas, Roberto Sambonet, Leone Sbrana, Xanty Schawinsky, Saul Steinberg, Albe Steiner, Deborah Sussmann, Carlo Vivarelli, Heinz Weibl.

Max Huber, Pannello dello Studio Boggeri, 1940

La pagina di Wikipedia


2.

Franco Bassi (1920-2006)

Nato a Milano, Bassi studia all’Accademia di Belle Arti di Brera e insegna per qualche anno all’istituto d’Arte di Cantù. Dal 1949 lavora come grafico per la Olivetti, diventando più tardi art director di uno degli studi interni di pubblicità e design.

Diventa successivamente art director del Weisscredit di Lugano, e lavora ad alcune pubblicazioni del Comune di Roma. Partecipa a mostre internazionali di arte astratta e concreta, a Milano, Rimini, Parigi, Londra e Tokyo, e ad una collettiva dedicata a sei grafici italiani a Barcellona.

Il suo lavoro ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio Mondadori, il trofeo d’Oro del quotidiano Il Giorno, e una medaglia d’Oro alla Bio 5 di Lubiana per la sua campagna per Olivetti 600.

pubblicità per Olivetti, 1974

Il profilo sul sito dell’AGI


3.

Erberto Carboni (1899-1984)

Nato a Parma, Carboni si iscrive alla Facoltà di Architettura nel 1921, ma ben presto si interessa alla grafica e all’industrial design. Dopo gli esordi con il celebre Studio Boggeri, Carboni svolge la sua attività in modo indipendente, specializzandosi in allestimenti per fiere commerciali (Olivetti), in interior design e nella grafica pubblicitaria.

Carboni ha lavorato per molti anni per la RAI, oltre che per alcune grandi industrie alimentari (Motta, Pavesi e Barilla) e per Shell. Ai suoi clienti forniva una linea grafica coordinata, che spaziava dal packaging ai manifesti pubblicitari. Dal 1953 al 1960 ha realizzato per Bertolli una serie di manifesti e pagine pubblicitarie. Nelle sue opere Carboni unisce fotografia, grafica e tipografia creativa restando fedele a un rigoroso modernismo.

Nel 1954 disegna la sedia Delfino per Arflex. È autore di diversi libri, il volume Exhibition and Display (1959), con introduzione illustrata da Herbert Bayer, presenta la sua opera a partire dai primi anni trenta fino ai tardi anni cinquanta, con lavori in parte poco conosciuti.

Manifesto pubblicitario per Barilla, 1958

Il profilo sul sito dell’AGI >


4.

Fortunato Depero (1892-1960)

Nato nel 1892 a Fondo, in Val di Non – all’epoca nell’Impero Austro-Ungarico – Depero giovanissimo si trasferisce a Rovereto, in provincia di Trento, dove frequenta la Scuola Reale Elisabettina, Istituto Superiore ad indirizzo di arti applicate.

Nel 1927 si concentrano alcune importanti realizzazioni. Innanzitutto il famoso Depero futurista 1913-1927, altrimenti noto come “libro bullonato”, ovvero un libro-oggetto ideato come sorta di autocelebrazione di quasi tre lustri di attività artistica nel Futurismo (1913-1927). Espone nel 1931 con il gruppo futurista alla I Quadriennale nazionale d’arte a Roma.

Nello stesso anno pubblica il Numero Unico futurista Campari. Nel 1932 pubblica il Manifesto dell’arte pubblicitaria futurista e partecipa con una sala personale alla XVIII Biennale di Venezia, e in gruppo alla V Triennale di Milano.

Negli ultimi anni (1990-2004) il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) ha tenuto una serie di mostre in Italia ed all’estero, sia antologiche, sia su aspetti particolari dell’opera dell’artista, che ne hanno veicolato ulteriormente il nome ed accresciuta la notorietà.

Reclame per Campari, 1931

Museo Depero


5.

Franco Grignani (1908-1999)

Nato a Pavia, Grignani studia architettura ma ben presto comincia a interessarsi alla grafica. Si dedica a esperimenti di grafica ottica e visiva, pittura e fotografia. La stamperia milanese Alfieri & Lacroix gli dà mano libera per i suoi esperimenti di tipografia. In seguito, crea notevoli composizioni fotografiche, realizzate con sistemi di ottica da lui inventati. Il suo lavoro è stato, ed è ancora fonte d’ispirazione per molti grafici designer.

Grignani ha lavorato come art director di “Bellezza d’Italia”, organo di stampa della Dompé farmaceutici, e di “Pubblicità in Italia”. Ha progettato vari allestimenti di mostre.

Dal 1958 gli sono state dedicate una cinquantina di personali in Italia, Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Stati Uniti e Venezuela.

Nel 1959 ha ricevuto la Palma d’oro delle Triennale di Milano. Grignani è stato premiato anche alla Biennale del manifesto di Varsavia (1996) e alla Biennale di Venezia (1972). Le sue opere figurano nelle collezioni di svariati musei internazionali, tra cui quelli di Amburgo e Caracas.

Pubblicità per Alfieri & Lacroix, 1983

Il profilo sul sito dell’AGI


6.

Max Huber - Pirelli

Max Huber (1919-1992)

Max Huber non è italiano, è nato in Svizzera, a Baar, ma la maggior parte della sua attività di grafica la svolge in Italia.
Inizia la sua carriera come incisore, poi grazie alle influenze delle Avanguardie (in particolare del Futurismo) e agli incontri con Max Bill e Hans Neuburg si indirizza verso una cultura visiva di stampo più contemporaneo, anche grazie .

Determinante è stato il suo trasferimento a Milano, nel 1940, dove inizia la fortunatissima collaborazione con Studio Boggeri. Dopo poco comincia gli studi presso l’Accademia di Brera (dove conoscerà Albe Steiner). Dopo due anni torna in Svizzera per lavorare come grafico indipendente, ma già nel 1946 è di nuovo in Italia per lavorare con le grandi riviste.

Nel 1950 studia il marchio logotipo per la Rinascente e nel 1954 vince il premio compasso d’oro per il lavoro grafico dell’VIII triennale di Milano.

Negli anni a seguire da il suo contributo nei campi del tessile, della radio e tv, della musica, in quello politico e in tanti altri ancora. Ha lavorato con famosi registi ed è stato docente sia in scuole di Milano che svizzere.

Manifesto Pirelli Scooter, 1958

Il profilo sul sito dell’AGI


7.

Italo Lupi (1934)

Nato a Cagliari, Lupi si laurea in architettura al Politecnico di Milano. È stato art director di “Domus” e ha curato l’immagine della Triennale di Milano, è attualmente redattore capo e art director di “Abitare”.

Si è occupato di progetti internazionali di grafica, visual identity, comunicazione, segnaletica, musei allestimenti espositivi (Triennale di Milano, Palazzo Grassi, Palazzo Pitti, Palazzo della Pilotts, Palazzo Reale e Arengario a Milano, Grand Hornu in Belgio, Museo d’Arti Contemporanee a Tokyo).

Il suo lavoro è stato esposto a Tokyo, Osaka, New York, Grenoble ed Echirolles. Un suo progetto recente è il restyling urbanistico per le olimpiadi invernali 2006 di Torino (con Migliore e Servetto). É membro onorario dell’Art Directors Club di Milano, ha ricevuto premi dall’Art Directors Club, dalla Biennale di Brno, il Compasso d’oro del 1988 e il Pen Club Award for editorial Graphic Design del 2001.

i Miei Autori, copertina “Un Sedicesimo” #2, 2008

Il profilo sul sito dell’AGI


8.

Armando Milani (1940)

Nato a Milano. Terminato gli studi con Albe Steiner alla Società Umanitaria di Milano, Armando Milani collabora con importanti studi grafici in tutta Italia, come lo Studio Boggeri.

Nel 1970 si mette in proprio a Milano, e nel 1977 si trasferisce a New York, dove collabora per due anni con Massimo Vignelli per poi aprire uno studio indipendente. Si occupa di marchi, corporate identity, libri e manifesti culturali.

Organizza inoltre seminari e laboratori di grafica nel suo frantoio nel sud della Francia, Nel 1985 il sindaco di New york, Giuliani, gli conferisce un premio per il suo manifesto “New York city: Capital of the world”.

Nel 1997 progetto il libro Double Life, ritranendo l’umorismo e la creatività di 80 membri AGI. Nel 2000, in Italia, riceve un premio per il suo manifesto per Promosedia. Nel 2004 un altro suo lavoro su promo sedia vince il Compasso d’Oro alla Triennale di Milano; disegna inoltre un manifesto per la pace distribuito in tutto il mondo dalle Nazioni Unite. Nel 2006 crea il manifesto “The light of culture” per la Biblioteca Alexandrina, in Egitto.

War/Peace, Nazioni Unite, 2004

Sito web


9.

Bruno Munari (1907-1998)

Nato a Milano. Artista, grafico e designer, segue da principio i gruppi futuristi milanesi e romani. A partire dal 1930 crea la serie delle macchine inutili. Si allontana via via dal futurismo e si dedica alla grafica (Campari) e all’editoria con Mondadori, per i cui tipi pubblica libri per bambini a partire dal 1945.

È tra i fondatori del MAC (movimento arte concreta) nel 1948, contribuendo alla modernizzazione dell’arte. Sono del 1949 i libri illeggibili; crea giocattoli e vince il Compasso d’Oro nel 1954 con Zizì, scimmietta in gomma per pigomma.

Dal 1956 inizia a collaborare con danese (posacenere cubico 1957): nel 1962 organizza nello showroom Olivetti a Milano, l’esposizione arte programmata. Dal 1968 progetta giochi didattici per danese; del 1970 è abitacolo per robots (Compasso D’oro 1979). Tra i testi ricordiamo l’arte come mestiere 1966, e design e comunicazione visuale, 1968.

Manifesto per Campari, 1964

www.brunomunari.it
www.munart.org


10.

Bob Noorda (1927-2010)

Nato ad Amsterdam. A partire dagli anni Sessanta è stato uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica italiana. Noorda si è diplomato nel 1954 all’Istituto di Design Ivkno diretto da Gerrit Rietveld. Nel 1957 si è trasferito a Milano. Nel 1961 ha lavorato per Pirelli e La Rinascente.

Nel 1965 ha contribuito a fondare l’Unimark International. Ha realizzato decine di marchi e loghi fra cui quelli della Coop, della Metropolitana di Milano, della Arnoldo Mondadori Editore, del Gruppo Messaggerie, della Regione
Lombardia (assieme a Bruno Munari, Pino Tovaglia e Roberto Sambonet).

Ha curato l’immagine grafica di Agip, Banca CommercialeItaliana, Dreher, Chiari & Forti, Fusital, Max Meyer, Richard Ginori, Total, Ermenegildo Zegna e Mitsubishi. Ha lavorato per l’editoria collaborando con Vallecchi, Sansoni, Feltrinelli e Touring Club Italiano. Ha progettato la segnaletica delle metropolitane di Milano, New York e San Paolo del Brasile. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti fra cui quattro volte il Premio Compasso d’oro e una laurea ad honorem in Disegno Industriale da parte del Politecnico di Milano.

alcuni marchi e logotipi progettati dal 1957 al 2010

Il profilo sul sito dell’AGI


11.

Giovanni Pintori (1912-1999)

Nato a Tresnuraghes. Conclusi gli studi all’Isia (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Monza nel 1936, inaugura la sua carriera nell’Olivetti. Da allora il suo nome è legato con successo all’azienda di Ivrea. Pintori ha una chiara e cosciente visione del meccanismi e dei problemi del graphic design.

Il suo lavoro può essere definito competente, professionale, culturale e creativo. Pintori realizza molti manifesti per campagne pubblicitarie, stampe e mostre. Diventa così uno dei responsabili delle reputazione dell’Olivetti nel mondo. Viene insignito delle Palma d’Oro della Federazione italiana della pubblicità (1950) e di molti altri premi. Il suo lavoro ha un posto centrale nelle mostra “Design in Industry” del MoMA di New York (1952), dedicata alla Olivetti.

Anche il Louvre di Parigi (1955) riempie un’intera sala con i suoi lavori. Molti articoli che hanno per oggetto il suo lavoro grafico compaiono sulle più autorevoli riviste, tra cui “Fortune” (1953-57).

Nel 1969 Pintori lascia l’Olivetti e lavora come grafico freelance per Pirelli, Ambrosetti e Gabbianelli. Negli ultimi anni abbandona la carriera grafica per dedicarsi alla pittura. Una retrospettiva in suo onore si è tenuta a Nuoro nel 2003.

Manifesto per Olivetti, 1949

Il profilo sul sito dell’AGI


12.

Leonardo Sonnoli (1962)

Nato a Trieste. Sonnoli consegue il diploma presso l’ISIA di Urbino e fa pratica professionale allo studio Tassinari/Vetta di Trieste. Lavora per lo studio Dolcini Associati dal 1990 al 2001. Nel 2002 fonda con Paolo Tassinari e Pierpaolo Vetta lo studio CODEsign. Si occupa di visual identity per aziende dei settori pubblico e privato, delle grafica di eventi culturali e di sistemi di segnaletica. Insegna presso l’IUAV di Venezia e l’ISIA di Urbino.

Vive e lavora a Rimini e Trieste. Con Tassinari è arti director della rivista “Casabella” e delle collane di architettura della casa editrice Electa. Realizza l’immagine coordinata per la 50a Biennale di Venezia e per la Galleria nazionale di arte moderna di Roma; attualmente lavora al Mart, il Museo di Arte contemporanea e moderna di Trento e Rovereto.

Si aggiudica la medaglia d’argento alla mostra Internazionale del manifesto di Hangxhou (Cina), ottenendo la menzione d’onore alla 21a edizione del Compasso d’Oro/Adi di New York.

I suoi lavori sono pubblicati in diversi volumi, tra cui poster collection ’08; Black and White (2003), Area (2005), e Type Image Message (2006). Dal 2000 è presidente delle delegazione italiana dell’AGI.

Diritti e Doveri, manifesto per una conferenza sui diritti e i doveri in aree metropolitane, 1997

Sito web


13.

Albe Steiner (1913-1974)

Nato a Milano. La forte personalità e le culture dei genitori, profondamente italiana l’una e mitteleuropea l’altra, influenzarono la prima formazione di Albe. L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dalla violenza fascista che colpisce la sua famiglia, ha 11 anni quando nel 1924 viene assassinato lo zio Giacomo Matteotti. Di qui la coscienza antifascista di militante, di combattente per la libertà che è cultura.

Con Elio Vìttorini, cui è legato da affetto profondo e amicizia fraterna, si occupa fino alla Liberazione di compilare e stampare nella propria abitazione volantini e fogli clandestini di informazione e propaganda. Nel 1950 è chiamato come art director per l’allestimento interno ed esterno del grande magazzino la Rinascente, in seguito realizza anche la prima mostra «Estetica del Prodotto», punto di partenza per il premio «Compasso d’Oro».

Nel campo editoriale inizia con la rivista “L’Indicatore” la collaborazione di Steiner con la casa Editrice Feltrinelli.

Per cui in seguito sarà consulente editoriale, art director e progetterà l’impostazione grafica sia delle riviste Cinema nuovo, Indicatore EDA e l’Illustrazione Scientifica che delle varie collane, compresa l’Universale Economica. Dal 1962 e per dieci anni, è professore di arte del libro e di storia d’arte grafica all’istituto Statale d’Arte di Urbino, nella cui università dal 1967 al 1969, è incaricato del corso di giornalismo.

Pace, manifesto vincente del concorso di idee indetto dal Comitato Internazionale per la Pace, 1956

Archivio Albe e Lica Steiner Milano


14.

Armando Testa (1917-1992)

Nato a Torino, Armando Testa frequenta la Scuola Tipografica Vigliardi Paravia dove Ezio D’Errico, pittore astratto, gli fa conoscere l’arte contemporanea, a cui guarderà sempre con grande interesse.

Nel 1937, a vent’anni, vince il suo primo concorso per la realizzazione di un manifesto, un disegno geometrico ideato per la casa di colori tipografici ICI.

Dopo la guerra lavora per importanti case come Martini & Rossi, Carpano, Borsalino e Pirelli. Nel 1956 nasce lo Studio Testa dedicato alla pubblicità non solo grafica ma anche televisiva, che nasce proprio in quegli anni in Italia.

Alcune delle aziende che si servono dello Studio Testa diventano ben presto leader di settore: Lavazza, Olio Sasso, Carpano, Simmenthal, Lines. Vince nel 1958 un concorso nazionale per il manifesto ufficiale delle Olimpiadi di Roma del 1960.

Le sue opere fanno parte di importanti collezioni museali quali il MOMA di New York, lo Staedelijk Museum di Amsterdam, The Israel Museum di Gerusalemme, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e numerose altre istituzioni internazionali. Nel 1989 diviene “Honor Laureate” presso la Colorado State Universily di Fort Collins.

Punt e mes manifesto, 1960.

Sito web


15.

Massimo Vignelli (1931)

Nato a Milano, con la collaborazione della moglie Lella, attraverso la Vignelli Associates, si è occupato di graphic design, ha curato l’immagine grafica di importanti industrie, ha disegnato packaging di prodotti, ha progettato svariati oggetti, interni e segnaletiche ambientali. A partire dagli anni sessanta è stato inoltre uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica italiana.
Lo stile di Vignelli è per certi versi riconducibile alla tradizione modernista e si focalizza sulla semplicità (impiego di forme geometriche di base). Vignelli ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all’Università di Venezia.

Nel 1965 ha aperto il suo studio a New York (Unimark International) e ha lavorato per importanti industrie statunitensi (ad esempio l’American Airlines) ed europee (ad esempio Benetton e Ducati), collaborando inoltre con Bob Noorda per la realizzazione della segnaletica di alcune metropolitane (Milano e New York). Nel 1989 ha curato l’immagine grafica del TG2 della Rai.

Ha insegnato design e ha tenuto conferenze nelle più importanti università del mondo. È stato presidente dell’AGI (Alliance Graphique Internationale), presidente dell’AIGA (American Institute of Graphic Art), vicepresidente dell’Architectural League di New York, membro dell’IDSA (Industrial Designers Society of America). Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti internazionali dal 1964 al 2008.

Knoll International, manifesto, 1966

Sito web

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11 Responses to 150 anni di grafica italiana in 15 nomi

  1. wido ha detto:

    Grande articolo

  2. Davvero un ottimo articolo, grazie.

    Ale

  3. Onice Design ha detto:

    Bello e rischioso, un po’ come quelle classifiche dei miglior album del secolo che fa Rolling Stone! :)

  4. Mauro Privitera ha detto:

    Bellissimo articolo! :)

  5. patrizia tomassoni ha detto:

    Manca il numero 6 ovvero il sesto grafico.

  6. mm ha detto:

    mi sapete consigliare dove comprare stampe come queste?grazie

  7. Tiziana ha detto:

    Ottimo articolo! Grazie.

  8. Grandi questi uomini, peccato che non citate nemmeno una donna tra il vostro elenco.
    #sausagefest #boysclub #menshed

  9. Mau ha detto:

    Bellissimo articolo molto utile, riguarderei solamente l’inizio di Massimo Vignelli, l’ho trovato non molto chiaro.

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