Frontiers of Interaction, day 2

by • 17 Giugno 2010 • Appuntamenti, Nuovi MediaComments (1)958

logofoi10È innegabile che lo sviluppo tecnologico corre a una velocità maggiore rispetto all’evoluzione e al grado di civilizzazione degli esseri umani per cui si crea un gap comunicativo forte che spesso diventa abissale di fronte alla diffidenza e allo scetticismo delle istituzioni e del pensiero comune.

Il libero e diretto accesso alle informazioni e la possibilità di condivisione di tali conoscenze può costituire il superamento di questo gap.
Interconnettere gli oggetti del mondo è la missione dell’Internet delle cose, e il suo cuore pulsa nei modelli di rete peer to peer.
Internet delle cose supera il web 2.0 e connette in rete il mondo fisico permettendo agli oggetti (Spime Objects ) di comunicare l’uno con l’altro attraverso dei sensori per mappare ciò che conosciamo e monitorare il pianeta al fine di dare il via a un nuovo modello culturale dinamico basato sugli strumenti di condivisione della cultura senza la mediazione di una sovrastruttura di controllo e censura delle informazioni.
Il valore di attendibilità della conoscenza dal basso, garanzia di quella democraticità che manca tanto al nostro Paese, sarebbe in tal modo anche costantemente monitorato ed essa potrebbe delineare gli interventi e le modifiche appropriate e necessarie da apportare ad ogni specifica situazione.
In altre parole questa umanizzazione della tecnologia consentirebbe un approccio diretto e naturale col il mondo, un’alleanza in tutti i campi e in tutti i settori, alla luce della sicurezza e della trasparenza, dando vita a nuovi modelli produttivi. Ciò consentirebbe l’allontanamento dal disinteresse per realtà finora percepite lontane e irraggiungibili e aprirebbe la strada a una partecipazione attiva e consapevole alle dinamiche che riguardano la salute del nostro pianeta nutrendo il sentimento di responsabilità morale per le generazioni future. Insomma, oggi più che mai le parole di William Gibson risuonano profetiche: the past is past, the future unformed. There is only the moment, and that is where he prefers to be.

Ecco perché oggi viviamo in un Science Fiction World, perché la meraviglia suscitata dalle ipotesi di mondi paralleli e tecnologicamente evoluti raccontati dagli scrittori di fantascienza hanno inspirato ingegneri, imprenditori e scienziati ad accettare la sfida, a compiere il loro “viaggio interstellare” sfidando tabù e censure alla ricerca di idee e intuizioni oltre il rigido controllo della logica. In altre parole: ipotizzare un mondo migliore e renderlo reale! Prima che tutto ciò divenga realtà comune e fruibile da tutti, passerà ancora molto tempo, ma è pur sempre un segnale di un nuovo modo di pensare ormai necessario! Ma, come ricorda sempre Gibson, The future is already here, it is just unevenly distributed.

L’unico modo per distribuire uniformemente la conoscenza è esplorare le nuove frontiere, sfidando l’incertezza.
Se l’innovazione tecnologia viaggia su una rete filosofico esistenziale permeata da una forte esigenza di controcultura visionaria, allora si potrà dare il via a quella profonda rivoluzione sociale e culturale di cui abbiamo bisogno.

Lo speech di Roberto Bonzio (Italiani di Frontiera) “Dobbiamo tutto agli Hippie” restituisce l’entusiasmo di questa speranza.

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One Response to Frontiers of Interaction, day 2

  1. businessplan_it ha detto:

    Frontiers of Interaction, day 2 ~ Tiragraffi http://bit.ly/cLOgyY #socialmedia_it

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