Errori di comunicazione in uno spot

by • 10 Novembre 2009 • AdvertisingComments (2)754

Quello che vedete qui sopra [ link in caso non partisse il player ] è lo spot video presentato questo pomeriggio dal Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l’omofobia.

Vi invito a leggere la lucidissima analisi fatta da Gatto Nero, e che condivido in pieno, in merito a tutti gli errori di comunicazione di questo spot.

Non solo, per l’ennesima volta, i creativi (questa volta della Young&Rubicam Roma) hanno disatteso volta le aspettative; ma in più c’è l’aggravante di aver completamente snaturato un messaggio di importanza sociale, con conseguenze ben più gravi di una perdita di fatturato, se il messaggio fosse stato commerciale.

[ via Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l’omofobia | GayCamp Italia ]

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2 Responses to Errori di comunicazione in uno spot

  1. anto ha detto:

    Scusami vedo questa “lucida” analisi girare dovunque sul web.
    Penso che invece ci sia una disonesta intellettuale o un vizio da blogger allo sbaraglio.
    Non ci sono errori comunicativi, lo spot comunica esattamente cioò che il ministero della Carfagna voleva comunicare (tra l’altro fa il verso ad un vecchia campagna di successo che ritraeva un vigile del fuoco mentre salva una donna, headline: “se fosse omosessuale farebbe differenza?”)

    Fare un’analisi posizionandosi come un esperto del settore lo trovo intellettualmente disonesto, sarebbe stato più apprezzabile esporsi dicendo perchè non piace e come “Lui” avrebbe voluto comunicarlo.

    E’ il solito gioco sui professionisti della comunicazione: tutti ne capiscono e ne sanno di più.

    Tu che hai questo intenso blog forse mi sarai spiegare il perchè condividi e non solo per un’idea di apaprtenenza ad una comunità, della serie noi contro loro, e dico noi non a caso

    ciao
    anto

  2. bastet ha detto:

    Ciao Anto,
    provo a risponderti non nel ruolo di comunicatrice, ma di utente finale.

    Target: donna, 35/45enne, cultura media, libera professionista
    Vedo lo spot in anteprima, prima ancora di leggere commenti e le opinioni altrui.
    Quello che avverto è un’atmosfera cupa, fredda, enfatizzata dalle luci verdi/neon che hanno caratterizzato la fotografia “non solare” degli anni 90 (o almeno questo è quello che mi traspare dalla qualità del video sul web).
    Ansia, distacco, freddezza di tutti i protagonisti: e non solo perché si trovano in una situazione di urgenza, ma proprio perché non comunicano fra loro, neanche con il linguaggio del corpo.

    La protagonista è una donna, e le riprese in soggettiva mi ci fanno immedesimare. E mi chiedo: ma in caso di urgenza io me li farei questi problemi? in caso di urgenza avrei io la possibilità di “scelta”? in entrambi i casi la risposta è “no”.

    Il messaggio che percepisco è che non posso scegliere, non posso decidere, “Nella vita certe differenze non possono contare”… beh quindi devo accettare il tutto, mi viene imposto. Purtroppo il messaggio che mi arriva è che l'”essere omofobi non è sbagliato – l’omofobia non viene mostrata né condannata – ma può andare contro il nostro interesse.” (cit. GattoNero). Quindi non posso che confermare l’impressione che hanno avuto anche altri vedendo questo spot.

    P.S. Nella descrizione del target mi sono dimenticata di aggiungere etero e probabilmente serve qui specificarlo, altrimenti potresti pensare che la mia percezione venga filtrata dall'”appartenenza a una comunità”, mentre chi mi conosce sa bene quanto io sia contraria agli stereotipi e alle categorizzazioni.

    A mio modesto parere, se lo spot fosse seguito da altri con lo stesso identico messaggio, ma ambientazioni diverse e meno angoscianti (il commerciante di fiducia, il compagnio di classe, l’amico con cui giochi a calcetto, lo stilista da cui acquisti gli abiti…;) ) forse gli errori di cui sopra sarebbero meno evidenti, e in parte quasi giustificati.

    Per rispondere alle altre tue domande: non trovo tutto questo “intellettualmente disonesto”. Anzi, sono stata ben felice di trovare una persona che ha messo in evidenza, esponendosi a critiche, quello che avvertiva di sbagliato in un messaggio di comunicazione.
    Non dimentichiamoci che la comunicazione è fatta per veicolare un messaggio a un utente finale/target: non stiamo parlando solo di seghe mentali fra direttori creativi.
    Se un utente la trova sbagliata, il comunicatore deve assolutamente prendere in considerazione le sue critiche, perché significa che qualcosa di sbagliato c’è nella realizzazione e nell’interpretazione del messaggio.
    Quindi ben vengano i “vizi da blogger allo sbaraglio” se mi danno l’opportunità di rifletterci sopra!

    In ultimissima analisi, tu scrivi “Non ci sono errori comunicativi, lo spot comunica esattamente ciò che il ministero della Carfagna voleva comunicare.”.
    Esatto, hai colpito nel segno… quindi trattasi di sega mentale fra un Ministro delle Pari Opportunità (che non fa il suo lavoro) e direttori creativi troppo zelanti!
    Potrebbe essere anche un lucido tentativo di veicolare il messaggio sbagliato di cui sopra, ma non mi va di pensare che il nostro Governo sia così scaltro e subdolo… no?