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Ancora sui Social Network

Leggo un articolo che descrive la nuova preoccupazione dei manager d’azienda americani a proposito del comportamento dei propri dipendenti on-line.

Mi ha colpito in particolar modo questo passaggio:

L’immagine che danno di sé, nel bene e nel male, anche se veicolata nella sfera privata, influisce in molti modi sull’immagine dell’impresa in cui lavorano, secondo l’assioma “dimmi chi lavora per te e ti dirò che azienda sei”.

social_networksGià ne avevo parlato in un altro post a proposito della privacy, ma anche della possibilità di raccolta ed elaborazione di dati personali che la rete ci permette di avere, e il paragone con gli esempi del passato mi sembrano ancora più lampante.

Attraverso i social network, le persone mettono in “mostra” la propria sfera privata, nei modi e nei tempi già discussi in precedenza: ovviamente sta all’intelligenza e al pudore della singola persona moderare le informazioni che si rendono disponibili on-line.

A questo punto, mi è tornato in mente quando incontrai la mia farmacista al supermercato, senza camice e con minigonna e trucco poco adatti alla sua età; oppure un attempato fornitore dell’agenzia mano nella mano con un baldo giovinotto a un concerto jazz; oppure una mia ex collega che mi chiese aiuto per coprirle una scappatella

In questo caso su chi potrei aver cambiato idea? Sulla farmacia, sulla tipografia, sulla mia stessa agenzia o semplicemente sulla singola persona?

Al di là del fatto che io cerco di non giudicare nessuno, ma di giustificare e soprattutto comprendere tutte le scelte fatte da chiunque: continuo a chiedermi perché la rete abbia il potere di amplificare e distorcere ogni comportamento che nella “first life” è accettato e metabolizzato da decenni.

Perché così tanta paura di facebook, se basta guardare come mi vesto, cosa compro al supermercato e con chi rientro a casa per avere molte più informazioni su di me?

Perché così tanta paura delle informazioni che, da privata cittadina, metto on line nei confronti di una società o di un datore di lavoro (sempre se non cado nella diffamazione)?

Mi sembra veramente tutto troppo esagerato…
E vi prego, non ditemi che è tutta una questione di numeri

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