Leggete attentamente le avvertenze

by • 9 Febbraio 2009 • Nuovi MediaComments (7)993

Google_128x128Oggi mi volevo soffermare su varie affermazioni che leggo in giro riguardo all’uso/abuso dei social network, sulla loro pericolosità e le continue violazioni della privacy alle quali ci sottopongono.

Il problema è tornato alla ribalta con il lancio di Google Latitude, un sistema che permette di individuare la tua posizione su Google maps con un’esattezza a dir poco imbarazzante.
E da qui, nuovamente si è tornati a parlare di problemi di privacy

Per anni mi sono nascosta nella rete, usando vari nickname, sia per timidezza, insicurezza che per accondiscendere alle paranoie di ex compagni gelosi all’inverosimile (neanche fossi Angelina Jolie). Da 3 anni ho deciso di uscire allo scoperto, di unificare le mie identità virtuali, e di associare al nick “bastet” il mio nome e cognome.
Trovo divertente quando le mie nipoti pre-adolescenti, e ai primi approcci con internet, esclamano esultanti “Zia! Ma sei su google!”. :D

Ma il punto è: cosa trovano le mie nipoti su di me, navigando su internet? Cosa archivia Twitter della mia vita, o Facebook/MySpace dei miei gusti personali e amicizie, o Friendfeed dei miei commenti polemici, o Latitude/Brightkite/dopplr dei miei spostamenti?
Esattamente quello che IO scrivo, quello che IO decido di divulgare, quello che IO voglio che si sappia in giro.

Allora, spiegatemi: dov’è la violazione della Privacy se sono io che decido cosa comunicare, e permettere di vedere e a chi?

Esempio recente: vengo svegliata stamane da un sms di mio fratello che, giocando con Latitude, mi chiede chiede perché mi trovavo sull’Isola Tiberina… semplicemente per non far vedere a chi ho autorizzato a seguirmi su Google, dove abito, impostando la mia posizione manualmente sulla mappa.

Sinceramente tutte queste polemiche/paure sulla privacy non fanno altro che confermare la mia idea di un popolo in preda a un’incontinenza comunicativa, che quando “se la fa sotto” non da la colpa al proprio intestino, ma al luogo in cui la si è fatta…

Il web e tutti gli strumenti inclusi non sono altro che canali di trasmissione: se io parlo dentro il microfono, la mia voce verrà divulgata, amplificata e (purtroppo spesso) distorta da questi canali… ma solo se io decido di parlare.
Allora, se qualcuno sa il mio orientamento sessuale, è colpa di Facebook o è colpa mia che l’ho inserito fra le informazioni disponibili?

utilizzo consapevole e informato della funzione da parte degli utenti (cit.)

A questo punto proporrei di creare un “bugiardino” con le avvertenze sull’uso/abuso di internet, della posologia e degli effetti collaterali, che compaia a monitor ogni volta che qualcuno si connette.
Ma che sia a prova di imbecille, dato che ogni volta che sento alzare queste polemiche mi sembra che appena si accende il device (computer, mobile ecc.) il cervello venga disattivato in automatico…

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7 Responses to Leggete attentamente le avvertenze

  1. JJFlash ha detto:

    Clap, sempre clap, fortissimamente clap. E’ quello che ho cercato di dire a Ezekiel, con la differenza che tu l’hai saputo scrivere :)

  2. capitano ha detto:

    hai ragione: e lo dico senza alcuna titubanza o esitazione! al prossimo che sento lamentarsi per la mancanza di privacy nell’utilizzare google latitude o altri servizi simili giro direttamente il tuo post!

  3. ezekiel ha detto:

    il pericolo non è nei dati in sè (che inserisci consapevolmente), ma nell’elaborazione dei dati.
    es. tu pubblichi una foto su flickr di una splendida vista da casa tua e qualcun altro (con Google Streetview) la riconosce, scopre dove abiti e ti viene a citofonare.
    è abbastanza violazione della privacy?
    non intendevi mettere il tuo indirizzo ma è venuto fuori.
    oppure per riservatezza inserisci solo il tuo giorno di nascita in alcuni SN, l’anno di nascita in un altro e qualcun altro li colleziona e clona la tua identità.
    la consapevolezza dei dati (quando c’è, ed è già tantissimo) non basta più.

    ma il punto è che non è più come una volta che possiamo scegliere se esserci oppure no, andiamo inesorabilmente verso uno scenario in cui è scontato esserci.
    e quindi dobbiamo avere una consapevolezza globale dei nostri dati e di come possono essere elaborati.
    ecco, questo è un problema ancora da risolvere a cui probabilmente va affiancata una tutela legislativa nuova che parta per es. dalla proprietà dei nostri dati.

  4. bastet ha detto:

    hai colpito nel segno: consapevolezza globale dei nostri dati!
    che unito all’utilizzo consapevole e informato di internet dovrebbe bastare a tutelarci (tu non vai a fare una confidenza alla pettegola del paese, sai già che dopo 5 minuti tutti sapranno tutto)…

    delle leggi mi fido/affido poco: le nuove leggi sulla privacy non sono altro quelle di 10 anni fa, dove è stato inserito il capitolo internet, e dove sono state solamente aumentate le sanzioni… tutto qui (e lo so per certo)

    il punto sull’elaborazione dei dati è molto interessante… ma da sempre, nella “first life”, è così…
    se qualcuno mi osserva sa molte cose di me da come mi vesto, da cosa metto nel carrello della spesa, dalla macchina che guido (e dalle condizioni in cui la riduco), dalle mie scare, dal modello del mio cellulare ecc.

    un esempio interessante è questo: a 18 anni arrivò a mio fratello un regalo da una nota marca di lamette, a me l’abbonamento al catalogo “Emporio Armani” e “Oggi sposa” (o similare)… solo perché qualcuno sapeva, da qualche oscuro database di dati, che mio padre era un dirigente e le date di nascita dei due suoi figli hanno dedotto che eravamo ricchi e ci hanno fatto un bell’omaggio/ promozione il giorno del nostro compleanno, a differenza dei nostri amici/coetanei che non ricevettero nulla…
    anche in questo caso c’è stata un’elaborazione dei dati (e ti parlo di VENTI anni fa, non di ieri)…

    è giustissimo che bisogna esserne consapevoli.
    le alternative per tutelare la propria privacy sono, quindi: ti chiudi in casa (scollegato) o ti muovi “ovunque” con consapevolezza…

  5. goliardico ha detto:

    tutto quello che scrivo su internet è falso.

    This comment was originally posted on FriendFeed

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