Dalla Fiat alla Cina, passando per il Tibet

by • 25 Giugno 2008 • Advertising, ComunicazioneComments (1)908

In un altro dei miei rari momenti di apatia, mi sono concessa un altro po’ di TV. Come al solito ho fatto zapping al contrario, preferendo la visione degli spot pubblicitari alle “coltissime” trasmissioni televisive del palinsesto italiano.
Mi salta all’attenzione il nuovo spot della Fiat per il lancio della Lancia Delta.

Richard Gere, al volante del prodotto pubblicizzato, si lascia alle spalle la ricca Hollywood, e dopo due tornanti si ritrova in Tibet, sul tetto del mondo, a lasciare le sue impronte non più sul Sunset Boulevard ma sulla neve, insieme ad un piccolo monaco.

Sono rimasta a bocca aperta: ma come, dopo tutto quello che è successo, la Fiat ha voluto cavalcare la questione tibetana per pubblicizzare un automobile, coinvolgendo un testimonial d’eccezione?
E l’attore americano si è lasciato coinvolgere in quest’azione commerciale, lasciando da parte tutto il suo impegno e la sua presunta spiritualità? (mi auguro almeno che il suo cachet l’abbia devoluto in beneficenza…)

“45” di pura emozione” viene definito lo spot sul sito ufficiale. Ma, sinceramente, io l’ho trovato abbastanza finto, forzato e molto poco “etico”. E’ come se, per pubblicizzare una nuova crema solare, scegliessi come location il Ruanda, e posassi insieme ai bambini di colore (solo a quelli sopravvissuti al macete, s’intende..).

Ma come si può voler pubblicizzare un bene di consumo, indirizzato a un target medio-alto, utilizzando le immagini forzatamente “patinate” di un popolo oppresso, salito alla ribalta per la rivolta soffocata nel sangue? Che senso ha?

Sinceramente non riesco a capire e ad analizzare la cosa.

E non penso si tratti di “sensibilizzazione” verso la questione tibetana… ci sono altri modi per farlo. E sicuramente non utilizzerei un bene “di lusso”, come questa automobile…

Ma mentre ragionavo se scrivere o meno su questo argomento, sono venuta a conoscenza di un’altra polemica, come riportato del blog de Le gatte di via plinio.

La Cina si è risentita, la FIAT si è scusata per aver “urtato la sensibilità” dei cinesi ma ha dichiarato di non essere intenzionata a modificare lo spot.

O_o … c’è qualcos’altro che mi sfugge.

Io pensavo che lo spot potesse essere offensivo per i tibetani, e invece lo è risultato per i cinesi?
Nel blog, viene definito come un probabile hoax (bufala), ma io non ci sto capendo veramente nulla. Che io non sia più in grado di capire le varie azioni di marketing e di comunicazione? E’ tempo che cambi mestiere? oppure ormai ho una sensibilità troppo diversa dalla massa?

Non so trarre una conclusione da questo post.
Termino qui…
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~~~~~ edit ~~~~~

mi sento meno sola…

la nostra opinione è che le scuse rivolte dal gruppo torinese a Pechino sarebbero dovute essere indirizzate anche, o principalmente, al popolo tibetano per lo sfruttamento commerciale di un dramma politico e umano.

[ via vistidalontano.blogosfere.it ]

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One Response to Dalla Fiat alla Cina, passando per il Tibet

  1. ezekiel ha detto:

    la FIAT oggi è un’azienda dove pare che Marchionne decida anche il colore della tinta sui muri quindi è improbabile che lo spot sia solo un puro esercizio artistico-spirituale di Mr. Gere.
    il che fa pensare che si tratti o di una polemica voluta (tanto i cinesi si sarebbero arrabbiati comunque per il colore degli interni o la postura del conducente o la capienza del posacenere) o che non gli sia nemmeno passato per la mente (la più probabile).
    e i tibetani? trasparenti come sempre.