Comunichiamo l'utopia

by • 17 Giugno 2008 • AdvertisingComments (4)899

Questo video illustra il nuovo manifesto dell’Art Directors Club Italiano
L’idea è carina, a mio parere (un leader carismatico che carica di energia gli “adepti”)… scontata ma efficace. Anche il finale è scontato…

Anche se il messaggio vorrebbe essere un’altro (non remare contro), io vedo la conferma che in Italia è impossibile far lavorare tutti i creativi insieme e pacificamente per un fine ultimo comune…
Troppe gelosie, troppe invidie, troppe ripicche da bambini iperviziati…
Il video non mostra una volonta di fare qualcosa insieme e la richiesta di non rovinare il tutto, ma solo il fatto che è tutta un’utopia, a mio dire…

… quanto sono felice di essere uscita da quell’ambiente…

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4 Responses to Comunichiamo l'utopia

  1. eniac ha detto:

    Credo che la nuova malattia di questo millennio si chiami “frustrazione”, la gente è frustrata ed anzi che vedere possibili collaboratori vede nemici, anziche trovare pregi nei lavori altrui ne trova solo difetti … per me un lavoro creativo deve necessariamente essere puro d’intenti e fine solo al suo scopo, invidie e gelosie alterano il processo creativo fino a snaturarlo.

    Ok dopo un kebab delle 0:15 sragiono un pò abbiate pietà di me!

  2. bastet ha detto:

    più che frustrazione io la vedo come “ansia da prestazione” o “celodurismo”…
    l’italiano medio si mette in cometizione con tutto e tutti (il cellulare più figo, la parobola più grande, campioni del mondo ecc…) e ogni attività che svolge serve solo a evidenziare quanto sono bravi loro e quanto sono inetti gli altri…
    con queste premesse non si cresce e non si va da nessuna parte…

    [è sempre un’opinione personale]

  3. eniac ha detto:

    “I grandi spiriti hanno sempre incontrato violenta opposizione da parte delle menti mediocri.”
    Einstein

    …quanto teneva ragione. :(

  4. ezekiel ha detto:

    io non so se il video si così “creativo” ma so che si trovano doppiaggi migliori su youtube…
    ecco forse è questo il problema, anni di “cosa fai? creativo”, di ADCI e di aperitivi sofisticati sui navigli per poi scoprire che un 15enne su youtube può fare meglio.
    Sono traumi.
    Capiamoli.

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